Il 16 giugno scorso è uscito il bando CU(ltu)RA – interventi sul sociale, proposto dal Tavolo Cultura di Padova Capitale Europea del Volontariato 2020, in collaborazione con Solidaria e nell’ambito del percorso “Ripensiamo insieme l’Italia”.

L’obiettivo è la selezione di 11 progetti di arte performativa e interventi laboratoriali con lo scopo di sostenere in questo momento di socialità limitata i soggetti del terzo settore, le associazioni artistiche e i singoli artisti che agiscono con finalità di inclusione sociale.

È il secondo bando promosso dal Tavolo Cultura della Capitale dopo la call per artisti di metà maggio “La città che verrà – Arte pubblica e relazionale“, lanciato al fine di selezionare 4 progetti di arte contemporanea che in collaborazione con Solidaria, cogliessero “lo slancio verso il futuro, un desiderio, una voglia, quella di immaginarci come una sorta di ‘parte di un tutto’ in grado di restituire un senso ed un valore più ampio a noi ed a ciò che ci circonda”.

Una cultura che diventa cura, frutto di un percorso che nasce l’anno scorso da una serie di incontri molto partecipati; un’occasione per un’esperienza di co-progettazione tra le associazioni dove le idee non fossero calate dall’alto ma nascessero dall’interno per cui abbiamo lavorato con tantissime associazioni molto eterogenee. Una sfida entusiasmante ma impegnativa – spiega Alvise Schiavon coordinatore del Tavolo cultura e istruzione insieme a Mirella Cisotto – La pandemia ha sconvolto il progetto iniziale per cui, dopo un primo momento di squilibrio, abbiamo deciso di continuare riadeguando il percorso con commissioni più piccole e usando le videoconferenze. Era importante dare un segnale, promuovere la “cultura che cura”. Non è solo la medicina che cura: in un momento di pandemia la cultura è necessaria e permette di curare”.

Così nascono i due progetti “La città che verrà” e “La cu(ltu)ra”, uno rivolto ad artisti di arte pubblica e relazionale e il secondo riservato alle arti performative “con l’obiettivo di dare un riconoscimento alle singole associazioni che si muovono in questo ambito e che si sono date da fare anche in questo momento così difficile – continua Schiavon – Le associazioni sono un tassello fondamentale della nostra comunità e questo non è un progetto di finanziamento, ma di coprogettazione con le associazioni, un modo per dire che noi, nel nostro piccolo, queste risorse le vogliamo mettere a disposizione perché adesso c’è bisogno: questo è un sostegno a singoli progetti per non vedere bloccata l’attività. Questi soldi non sono un regalo ma un investimento”. L’appuntamento quindi sarà con Solidaria quando le opere saranno presentate, “restituite” alla città.

Sono due strumenti di sostegno e stimolo che l’associazionismo culturale si è dato a valle di un lungo percorso di confronto e riflessione iniziato in piena emergenza sanitaria da Covid-19.

È del 6 maggio infatti un lungo documento nato all’interno dell’esecutivo delle associazioni “area cultura” iscritte al Registro comunale, formato da una lettera aperta e da un sondaggio sui bisogni condotto fra le associazioni stesse, che due mesi fa venne inviato al Sindaco, ad assessori ed istituzioni cittadine.

La lettera aperta aveva “lo scopo di far presente alla politica comunale che le associazioni culturali vogliono essere coinvolte nel processo di ritorno ‘alla normalità’ in un’ottica di civismo consapevole e partecipativo.

Tra i settori che sembra più difficilmente possano vedere una prossima riapertura vi è quello della Cultura, sia per evidenti ragioni legate alla necessità di evitare ‘assembramenti’, sia perché rischia di essere considerato un bene superfluo, un lusso rinunciabile.(…) A produrre e distribuire capillarmente sul territorio Cultura, ci piace ricordare, non sono solo le grandi istituzioni e organizzazioni (musei, orchestre, teatri, ecc.) ma anche e soprattutto un’ampia rete di passione e volontariato che è l’associazionismo piccolissimo, piccolo e medio”.

Veniva sottolineato che sono 457 le associazioni cittadine che producono “musica, teatro, danza, arti figurative, pensiero filosofico, lettura, spiritualità, cinema, inclusione e molto altro. Un mondo che, pur basandosi per lo più sul contributo volontario (…) organizza eventi o altre attività continuative economicamente impegnative, collaborando anche con Enti privati e pubblici nella gestione di ambienti e strutture, nella realizzazione di manifestazioni e allestimenti, attività che mettono in moto una filiera di professionisti e fornitori di servizi.

L’emergenza economica è impellente e sarebbe triste che la nostra Città (…) si impoverisse irreparabilmente sul piano culturale per una mancata attenzione a questi settori della vita sociale.

(…) Ora si va verso l’estate, probabilmente non sarà possibile dar corso a gran parte degli eventi culturali già previsti, ma nuove ed efficaci politiche di sostegno per le Associazioni Culturali potrebbero permettere alle realtà oggi presenti di non cedere”.(..)

Allegato alla lettera aperta, l’esecutivo area cultura aveva proposto un corposo ‘Censimento dei bisogni culturali in tempo di Pandemia’, realizzato “per raccoglierne le istanze e offrire alle Istituzioni una visione ampia sulle difficoltà ma anche sulle proposte che possono scaturire da questo vasto tessuto associativo”.

Nel censimento dal punto di vista quantitativo emergeva un forte allarme: “quasi il 50% dei rispondenti dichiara che le difficoltà di bilancio causate dall’interruzione prolungata delle attività può mettere a rischio l’esistenza stessa dell’associazione. Il 74% ha interrotto completamente le attività ordinarie e meno della metà, un 45%, le ha continuate in forme alternative.
Pur tuttavia le associazioni dimostrano una grande vitalità. La stragrande maggioranza pari all’82% dichiara di aver già riprogrammato le attività ordinarie per lo più nel prossimo autunno, il 45%, ma un 40% è pronta a partire da subito o già in estate”.

Dall’esame delle risposte ‘aperte’, l’esecutivo ‘area culturale’ concludeva che “la schiacciante maggioranza delle Associazioni auspica e attende un interessamento concreto dell’Amministrazione Comunale in termini di facilitazioni economiche: agevolazioni fiscali sulle tasse comunali, concessione gratuita di spazi, contributi economici veri e propri sia per l’attività corrente sia per gli eventi futuri. (…). Molti sperano in una “redistribuzione” delle risorse economiche dedicate all’area culturale, con particolare attenzione alle piccole realtà che potrebbero non poter sopravvivere (…).

Tutti chiedono formazione sulla sicurezza sanitaria, presidi DPI gratuiti, normativa comunale chiara e inequivoca (…). Da moltissime parti si propone che alcuni spazi urbani, non solo pertinenti al Centro Storico ma anche dislocati nei Quartieri periferici, vengano messi a disposizione e concessi in gestione gratuita alle Associazioni”.

Le conclusioni sono un appello alla collaborazione “Siamo pronti e pienamente disponibili a un collaborativo confronto fra Istituzioni e Associazioni, per poter individuare insieme le forme di ripresa delle attività, nel rispetto dei protocolli di sicurezza sanitaria che il Comune vorrà indicare, nonché per progettare attivamente nuove e creative forme di partecipazione e di sviluppo culturale”.