Il 5 dicembre 2020, l’evento “Insieme si può”, organizzato dal CSV Padova per festeggiare la giornata mondiale del volontariato e passare il testimone a Berlino, è stato aperto dal saluto di David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo.

Ecco il suo intervento.

 

Buongiorno a tutti,
vi ringrazio per il vostro invito.
Desidero salutare innanzi tutto i sindaci delle città di Padova e di Berlino, il Presidente del “Centro europeo del volontariato” Lejla Šehić Relić, il Responsabile di “Padova Capitale europea 2020” Emanuele Alecci e, naturalmente, tutti i volontari, gli amici che sono i veri protagonisti di questa giornata.
Sono molto felice di festeggiare con voi – anche se a distanza – il passaggio di testimone di Capitale europea del Volontariato, da Padova a Berlino, due città europee unite nel segno della fratellanza e della solidarietà.
Come sapete, per l’Unione Europea il volontario è un settore fondamentale non solo perché favorisce coesione tra comunità ma anche perché costituisce la radice del progetto europeo.
In questo momento così difficile è necessario il contributo di tutti, dalle istituzioni, alle città, ai corpi intermedi, alle nostre opinioni pubbliche per superare una stagione difficile e proiettarci verso un futuro migliore. Durante questa pandemia, le azioni di volontariato e di solidarietà hanno svolto un ruolo determinante, cosa saremo stati senza i volontari, i giovani – in particolare -, ma tutti coloro che si sono rimboccati le maniche e che hanno aiutato i nostri cittadini a resistere a questa drammatica stagione.
In questo senso, la città di Padova ha rappresentato un modello virtuoso nel campo del volontariato, basti pensare ai numerosi progetti di assistenza, di accoglienza e d’integrazione che sono stati portati avanti in questi anni e che hanno dato vita a percorsi di collaborazione anche con altre realtà italiane ma, non solo, anche europee.
Per questa ragione credo che sia molto importante non solo condividere le esperienze, elaborare progetti e trovare strategie comuni ma anche rafforzare le reti europea della solidarietà. Abbiamo una grande responsabilità davanti a noi, per noi e per le generazioni future e dobbiamo essere all’altezza delle aspettative dei cittadini europei e rilanciare una grande riflessione sul Futuro dell’Europa con risposte che siano concrete, immediate perché le persone non possono aspettare, in particolare i poveri non possono aspettare, i ricchi si, possono farlo ma spesso non vogliono farlo. Ecco, dobbiamo avere un occhio diverso rispetto alle stagioni del passato. Vedete che c’è una lezione, ma ce ne sono tante in questi mesi, che sono arrivate e che non dobbiamo chiudere in un cassetto, abbiamo potuto imparare in questi mesi il senso della nostra interdipendenza e su questo dobbiamo lavorare perché siamo tutti legati, gli uni agli altri e quindi bisogna agire insieme, prendersi per mano. Questa crisi ci sta insegnando che solo insieme possiamo ripartire, che solo insieme possiamo farcela.
Ecco perché dobbiamo valorizzare ancora di più l’identità, la nostra identità di cittadini  europei, riappropriarci delle nostre radici e rimettere al centro del pensiero un’etica della persona, che vada oltre la semplice logica del profitto economico. Per farlo dobbiamo continuare ad abbattere i muri, ridurre le disuguaglianze e sentire la responsabilità di proteggere la nostra casa comune da coloro che vogliono dividerla, disgregarla e che scommettono – troppo spesso – sulle nostre divisioni.
Tutto questo ci impegna a definire una nuova idea di Europa, come ci hanno chiesto milioni di cittadini lo scorso anno quando, alle elezioni europee e, lo ricorderete, scommettevano sul nostro declino. Un’Europa che ascolta, che si pone al servizio delle persone e che cerca convergenze sui grandi temi. Questo ci può consentire di avere quello sguardo – rispetto al passato – che può garantire un futuro migliore per tutti.
Vi ringrazio ancora per il vostro invito, e nella speranza di poterci incontrare presto, vi auguro buon lavoro e bon courage a tutti.