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L’evento si terrà il 7 Febbraio alle ore 21:00, presso la Sala dei Giganti, in piazza Capitaniato.

Il programma vuole essere innanzitutto un omaggio alla musica di Giuseppe Tartini (1692-1770), di cui ricorre il 250esimo dalla morte, che anticipa le prossime celebrazioni.
La musica di Tartini, tuttavia, risuona attraverso l’opera di un suo conterraneo, l’istriano Luigi Dallapiccola (1904-1975), che negli anni ’50 del secolo scorso ha riletto e rielaborato diverse musiche originali di Tartini in due celebri suites per violino e orchestra dette appunto tartiniane.
Il lavoro di Dallapiccola prosciuga l’intento celebrativo e le finalità di pura orchestrazione rinunciando ai violini e trasfigurando le musiche originarie in una partitura di fatto nuova, dove il Settecento strumentale viene reinventato in chiave visionaria attraverso una lente innovativa, dai prismatici processi timbrici (in particolare nell’incontro tra il violino solista e le percussioni).

Allievo e estimatore di Dallapiccola, Luciano Berio (1925-2003) è l’autore di una celebre raccolta di canzoni folk, quasi una provocazione nell’epoca in cui sono state scritte, caratterizzata da accese sperimentazioni avanguardiste.
Eppure l’avanguardia, la ricerca del suono e l’indagine sui rapporti tra la radice fonetica della vocalità e l’emissione strumentale caratterizzano in modo decisivo la produzione di Berio (che arriva a trascrivere perfino alcune canzoni dei Beatles in chiave neobarocca). Le Folksongs, presentate nella successiva versione per orchestra da camera, sono una serie di undici canzoni, di diversa provenienza geografica.
In alcune Berio, maestro e genio del travestimento post moderno in musica, si diverte a inventarle di sana pianta mimetizzando ricerca etnomusicologica e invenzione sperimentale contemporanea con risultati musicali ancora oggi sorprendenti.

Infine l’Idillio di Sigfrido, una breve composizione di Richard Wagner realizzata a Tribschen e celebrata come gioiello sinfonico naturalista in cui risuonano gli echi della Tetralogia in una forma cameristica estremamente rarefatta al punto da aprire un varco ai successivi sviluppi della musica di Debussy (pochi anni infatti separano questa composizione dal Prélude à l’après-midi d’un faune) e dell’impressonismo.
Questa scena strumentale racchiude la quintessenza della scrittura wagneriana, della tecnica del Leit-Motiv e della forma musicale intesa come flusso ininterrotto di eventi concatenati.

Dallapiccola, Tartiniana Seconda (1957), per violino e orchestra (12’ ca.)

Berio, Folksongs (1973) per voce e orchestra da camera (24’ ca.)

Wagner, Idillio di Sigfrido (1870) 20’ ca.

Marco Angius, direttore
Cristina Zavalloni, voce
Lorenzo Gentili Tedeschi, violino

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

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