Lunedì 12 ottobre la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati  ha incontrato il mondo del volontariato e delle istituzioni padovane in occasione di Padova capitale europea del volontariato e ha presentato la seconda edizione del premio del Senato al volontariato.

In tale occasione sono saliti sul palco Ettore, Marta e Sara, a testimonianza di tre storie di volontariato legate all’esperienza del progetto “Per Padova noi ci siamo”, nato durante l’emergenza covid, grazie alla collaborazione tra Comune di Padova, Csv provinciale di Padova e Diocesi, per aiutare le famiglie in difficoltà socio-econimica.

Ettore Botter (il volontariato di prossimità durante il lock-down)

Mi chiamo Ettore e sono un volontario di Padova che, da diversi anni, collabora con l’Associazione un Mondo libero dalla droga. Durante il periodo del lockdown mi sono reso, fin da subito, disponibile per supportare il Centro Servizio Volontariato ed il Comune di Padova nella sua azione sul territorio a sostegno delle fasce più deboli della popolazione. La situazione era sicuramente molto difficile ed anche solo chiamare con il telefono le persone sole ed anziane era per me molto gratificante e, per chi riceveva la telefonata, era di grande aiuto poter sentire una “voce amica”. Il mio era un piccolo servizio, ma come una goccia serviva ad alimentare la grande solidarietà e generosità che animava tutti noi volontari. Dal servizio telefonico mi sono poi impegnato nella consegna, porta a porta, di farmaci e generi alimentari. Era importante, oltre alla consegna, il contatto umano con persone che non potevano, per giorni, uscire di casa e che vivevano con grande preoccupazione e paura ciò che stava accadendo. Le strade vuote sembravano la scenografia di un film di fantascienza, con il mio scooter nero solcavo le strade e gli unici mezzi che, di tanto in tanto, incrociavo erano quelli della protezione civile, della Croce Rossa o dei Carabinieri. Con il passare del tempo le richieste di aiuto aumentavano così come aumentava l’amicizia ed il sostegno con chi, come me, era impegnato nel volontariato ai tempi del lockdown. Il volontariato, assieme al ruolo di coordinamento del CSV e del Comune, è stato l’anima di quei giorni tristi e difficili; i volontari andavano oltre il loro compito di consegnare buoni spesa, a volte eravamo noi stessi a mettere qualche spicciolo per aggiungere ai pacchi spesa quel qualcosa che non c’era… A volte bisognava essere pronti a supportare le piccole emergenze che si verificavano come quando una bimba, che stava poco bene, necessitava subito di un farmaco e così via di corsa alla farmacia più vicina, in altre occasioni invece si trattava di andare fino al 10° piano del monoblocco a portare generi di prima necessità. Alla fine ho contato oltre 350 interventi fatti con il cuore prima ancora che con il fisico cercando di portare ovunque un sorriso ed un po’ di fiducia nel prossimo e nel futuro.

Marta Gamba (il volontariato per i senza dimora durante il lock-down)

Salve a tutti, vi ringrazio per avermi dato la possibilità di lasciare la mia testimonianza durante questa giornata. E’ da quando avevo undici anni che faccio volontariato: sono stata catapultata in questo mondo grazie allo scoutismo, dieci anni di servizio in cui ci veniva chiesto quotidianamente di svolgere una buona azione. Questa buona azione poteva essere fare del volontariato presso qualche associazione o semplicemente guardarsi attorno e accorgersi cosa si poteva fare per lasciare questo mondo un posto migliore di come lo si aveva trovato. Un esercizio apparentemente facile ma che porta molto a discutere su se stessi, sui propri valori e impegni sociali. Di conseguenza questo modo di essere e di fare è diventato parte di me e ogni volta che posso cerco di rendermi utile in qualche modo, che sia raccogliere la spazzatura per strada, aiutare i miei amici, o propormi come volontaria per qualche attività. Quest’anno, durante la quarantena, il Csv e il Comune di Padova hanno chiesto ai cittadini di offrirsi come volontari per gestire questa situazione che aveva messo in difficoltà molte persone e attività. Io ero chiusa in casa ormai da tre settimane e mi stavo abituando a questa, seppur momentanea, nuova vita. Quando ho letto sui social questa richiesta ammetto che ci ho messo una settimana prima di decidere se offrirmi come volontaria, avevo molta paura, paura di ammalarmi e di trovare e sentire la sofferenza delle persone più bisognose che avrei incontrato durante il servizio. Era già un periodo difficile per tutti e non ero sicura di voler uscire dalla mia confort zone che mi ero creata in casa. Poi ci ho riflettuto e mi sono detta che non era la prima volta che mi trovavo in questa situazione: quando c’è stato il terremoto in Abruzzo sono andata a fare la volontaria, quando Vicenza è stata sommersa dal fango lo stesso e quindi non dovevo avere paura. Avevo capito che la sofferenza del dover vivere una particolare situazione era sempre stata ripagata con l’amore che ricevevo dall’altro. A Padova numerose sono state le attività che ho svolto, principalmente mi sono occupata della distribuzione dei buoni spesa che erano stati stanziati dal Comune (di cui io stessa sono stata una beneficiaria). Mi muovevo in motorino per questa città deserta a suonare i campanelli delle case dove spesso venivo accolta da delle persone timorose, che, sbirciandomi dalla finestra, mi chiedevano chi fossi. Appena veniva superato l’imbarazzo dell’incontro e capivano che ero li per loro, mi accoglievano con un grande sorriso che nemmeno la mascherina poteva celare, perché per un attimo non si sentivano più soli o abbandonati. Altre volte invece mi sono occupata della distribuzione di fiori e piante da orto con il progetto ColtivAzioni. E’ stato stupefacente vedere la grande partecipazione di tutte quelle persone e famiglie che volevano dedicare il loro tempo libero alla cura di una cosa – seppur così piccola – importante per il nostro ambiente. Mi auguro che questa esperienza possa essere diventata per qualcuno uno stimolo verso un maggiore interessamento alle tematiche ambientali. Molte altre cose sono state fatte da me e dagli altri volontari e li ringrazio tutti per l’energia e il tempo che hanno investito in questo periodo e che sono sicura, continueranno a fare. Infine, invito la me stessa del futuro a non avere più paura di uscire di casa quando sentirà la spinta di poter fare qualcosa per gli altri, perché il mondo del volontariato è una garanzia, non ci si può sentire soli se ne si fa parte.
Grazie.

Sara Pedron – Responsabile nord-est di Amesci e Portavoce del Coordinamento Spontaneo Enti e Volontari del SC Veneto

Buongiorno a tutte e a tutti, e grazie sin da subito dal mondo del Servizio civile e da Amesci per questo invito a parlare durante un’occasione così significativa per la nostra città di Padova e in un luogo così emblematico come il Palazzo della Ragione, circondati da questo ciclo di affreschi che ci catapulta iconologicamente nella dimensione della Giustizia e del Tempo. È stato questo un Tempo arduo, che ha fatto emergere inevitabili disparità, difficoltà e divari, ma che ha permesso di testarci come comunità, rafforzando prima nell’individuo e a cascata nella collettività, quel senso di Giustizia rispondente all’onestà e al rispetto del prossimo, quel senso di Giustizia che è dovuta al singolo e si traduce in aiuto e solidarietà. Porto oggi la testimonianza del mondo del Servizio civile in Italia, nel Veneto e nella provincia di Padova. Il mondo del SC è stato travolto da questo senso di Giustizia, mobilitando tutti i protagonisti del sistema: Stato, Regioni, enti riuniti nel Coordinamento Spontaneo degli Enti e dei Volontari di Servizio civile in Veneto: Fondazioni, Associazioni, Cooperative, Enti locali che accolgono ogni anno giovani donne e uomini dai 18 ai 28 anni per impegnarsi e mettersi a servizi della collettività territoriale. Sono loro, gli operatori e le operatrici volontarie, che in questo tempo arduo stanno rispondendo alla richiesta di aiuto e di solidarietà, alla richiesta di Giustizia. Il Servizio civile universale non si è mai fermato. Anche dopo il 9 marzo, riprendendo le parole che il Presidente della Repubblica ha speso qui a Padova lo scorso febbraio, il SC sta contribuendo a “ricucire” territori e persone. Nonostante infatti i progetti in cui i giovani volontari erano operativi fossero stati interrotti a causa dell’emergenza, anche per assicurare loro totale sicurezza, non è venuto meno l’impegno di Michele, classe 2000, operatore volontario in servizio presso il Comune di Tombolo, che ha continuato ad assicurare sostegno scolastico da remoto e sul campo agli studenti in condizioni di difficoltà, per assicurare loro accessibilità continua all’istruzione. Nonostante la sospensione generalizzata, non è venuto meno l’impegno di Ali, vent’enne anche lui, attivo nel Comune di Casale di Scodosia, che ha assicurato la consegna di viveri e farmaci agli anziani e ai soggetti deboli del territorio che abita. E questa testimonianza conferma l’efficacia del Servizio civile anche e soprattutto in quei territori più periferici e diluiti del Veneto, assicurando tramite i giovani quel senso di dovuta Giustizia. Ad oggi sono più di 32mila gli operatori volontari di SC attivi in Italia, di cui un 25% sta continuando a supportare il nostro Paese nella gestione dell’emergenza, sostenendo le attività della Protezione Civile e del welfare leggero. Dall’ultima ricerca promossa da Amesci e svolta dal Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Unipd, evinciamo come il SC è un contenitore di generatività sociale, e come riesca a sviluppare, tra i tanti, un particolare talento trasversale nei giovani, ossia l’impegno sociale a favore della collettività. Il SC ha un impatto visibile nel breve periodo, e ce lo stanno dimostrando i tanti Michele e i tanti Ali, ma pensate al valore che porta nel lungo periodo, quindi in quel Tempo futuro che le giovani generazioni si troveranno a vivere. Anche per questo motivo ci auguriamo venga accolta positivamente dal Governo e dal Parlamento la richiesta di destinare fondi stabili e assicurare posti per i giovani che vogliono impegnarsi nel SC, questo prezioso strumento di promozione e di difesa non violenta dei valori fondativi della Repubblica italiana, per fornire ai giovani che stano contribuendo a migliorare questo arduo Tempo presente, gli strumenti necessari per ricucire insieme l’Italia del futuro.