Entri nel cortile di Palazzo Monte di Pietà in piazza Duomo e ad accoglierti trovi il Figliol prodigo di Arturo Martini. Un capolavoro, un “incontro” che ti fa entrare in “un racconto che parte dall’uomo per arrivare all’uomo, dentro la storia della vita”. Spiega così la trama che organizza la mostra “Incontro e abbraccio nella scultura del Novecento, da Rodin a MitorajAlfonso Pluchinotta, medico e storico della medicina, notevole collezionista e appassionato d’arte, curatore della mostra.

L’esposizione – visibile gratuitamente fino al 9 febbraio 2020 – propone 130 sculture scelte con l’occhio di chi cerca un passaggio, un itinerario per raccontare i grandi temi esistenziali della vita e dell’uomo a partire da Le Bourgeois pleurant e La mère di Auguste Rodin o Il bacio dell’Angelo di Igor Mitoraj. Ma sono molte le opere di grandi artisti: Alma del Quijote di Salvador Dalì, Prière de toucher di Marcel Duchamp, Visage aux deux mains di Fernand Lèger, Helping Hand di Pablo Picasso, Two Figures di Henry Moore, Il Pensieroso di Ernesto Bazzaro, Il ratto della Sabina di Luciano Minguzzi.

«L’arte racconta tante storie che ti aiutano a capire meglio gli altri con cui lavori o su cui lavori – spiega Pluchinotta -. Non può esistere un lavoro di relazione senza che questo sia approfondita giorno per giorno. Per dare speranza agli altri deve essere forte tu ed essere consapevole delle tue fragilità. Questo è il senso dell’empatia vai verso l’altro mettendoti sullo stesso piano: l’altro non è meglio o peggio di te e non te lo devi chiedere. Lo si accetta completamente come simile».

E allora il percorso proposto da Pluchinotta si snoda attraverso una serie di “stazioni”: Inizio, Formazione, Cammino, Incontro, Azione, Abbraccio, Attesa, Lontananza, Compassione, Epilogo. E l’Inizio porta dentro il percorso con altre suggestioni, altre proposte: uguali/diversi, fare/disfare, evoluzione/involuzione, singolare/plurale, nemici/amici.

«A parte la qualità artistica, questa mostra viene da un’idea: raccontare il cammino dell’uomo e per questo tutte le sculture quasi si parlano tra loro – racconta Pluchinotta – Tutte hanno una didascalia che rende accessibile l’opera anche a chi è meno preparato. L’esposizione indaga i temi dell’uomo, racconta che bisogna credere nell’uomo e al tempo stesso nella relazione, nella possibilità di sollevarsi dalle situazioni sia fisiche che psicologiche. Queste opere parlano, ci raccontano come è possibile cambiare il proprio modo di vedere se stessi, come andare incontro agli altri. Il Dalai Lama dice “siate egoisti saggi” invece il problema della contemporaneità è l’autismo sociale, questa incapacità di comunicare e interagire con gli altri facendo gesti ripetitivi e poco diversificati. Noi vogliamo lasciare messaggi per questo abbiamo scelto la scultura significa tridimensionalità. Per questo le opere in mostra si possono girare, toccare e fotografare».

Una mostra da non perdere “Incontro e abbraccio nella scultura del Novecento, da Rodin a Mitoraj” e certamente vale la pena acquistare – per se o per regalare a Natale – il catalogo che spiega e commenta ciascuna opera d’arte e che propone alcuni brevi saggi di approfondimento sul tema dell’uomo e dell’incontro.

Donatella Gasperi
Nella foto “Senza titolo” di Aurelio Nordera, 1973