Chi ha partecipato ai numerosi incontri di Solidaria o ha passeggiato fra gli stand in Prato della Valle durante la Festa del volontariato di domenica 29 settembre li ha sicuramente notati: giovanissimi, a gruppetti di 3 o 4, con al collo il tesserino staff ed in mano videocamere o macchine fotografiche professionali, con microfoni e cavalletti; erano gli studenti della IV e V sezione di fotografia dell’Istituto Valle di Padova, impegnati in un progetto di documentazione e video interviste con i protagonisti degli eventi dell’intera settimana della solidarietà.

Un compito complesso ed ambizioso, che ha coinvolto 40 alunni, inserito all’interno di uno stage di alternanza scuola-lavoro coordinato dal prof. Gabriele Toso, docente di ‘Laboratori di tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali’ dell’istituto di via Minio.

Raccontare chi si occupa di solidarietà, intervistare sul significato di sconfinamento e sul perché si è lì, è andato di pari passo con la nascita dello spirito di gruppo fra i ragazzi. Aver impostato il progetto rifacendosi al metodo del peer-to-peer – dove una persona formata (in questo caso gli alunni di V) ha un ruolo di educatore paritario che intraprende attività formative informali con altri suoi pari (gli alunni di IV) – ha facilitato un apprendimento cooperativo, l’insegnamento reciproco e il gioco di squadra – chiosa il prof. Toso.

Li abbiamo incontrati durante una lezione di valutazione dello stage.

“Siamo sempre alla ricerca di organizzazioni o aziende che ci consentano di offrire ai nostri studenti contesti differenti in cui esercitarsi nei vari ambiti professionali del lavoro di fotografo: moda, food, reportage. Quest’ultimo è un settore importante per una scuola come la nostra che guarda al territorio e che nel prossimo futuro vuole arricchire l’offerta formativa con un nuovo indirizzo, servizi culturali e dello spettacolo, facendo prima alcune sperimentazioni”.

Lo stage scolastico ha una doppia valenza. E’ prima di tutto professionalizzante, un’occasione che consente da un lato di mettere alla prova abilità tecniche specifiche e dall’altra di sviluppare quelle trasversali, utili ad esempio per far fronte a situazioni impreviste o stressanti.

I ragazzi non solo annuiscono, ma forniscono un primo esempio concreto: “dovendo correre fra un evento e l’altro di Solidaria, abbiamo gestito in autonomia parte del lavoro al teatro Verdi per “Italia Mundial”. Eppure, forse proprio per tutto questo, con Federico Buffa è venuto un bel lavoro, lui ci ha capiti e ci ha messo a nostro agio, mentre noi abbiamo compreso la forza di lavorare in gruppo con compiti differenti”.

Un secondo episodio dimostra quanto tecnica e competenze trasversali si fondano, entrambe necessarie; ragazze e ragazzi raccontano di quando si sono trovati al Pic nic del mondo e si è messo a piovere: “prima appaiono gli ombrelli che nascondono i volti, poi la nuova location al chiuso ci costringe all’uso del flash, invasivo. Ora bisogna muoversi discreti, non in gruppo”, in un luogo che è cambiato rispetto a quello per cui ci si era preparati. Stupiti nel vedere tante culture diverse, di come si rappresentano attraverso il cibo e dalla voglia di socializzare, gli studenti raccontano con soddisfazione “che solo due persone su oltre i cento presenti si sono risentite per foto e flash … beh, vuol dire che siamo riusciti a entrare in sintonia con quello che succedeva, scattare solo quando serviva e far tesoro degli errori commessi”.

La seconda valenza dello stage è formativa-educativa. “E’ importante che i ragazzi si confrontino con contenuti come il volontariato, la solidarietà, l’ambiente e la sostenibilità, temi che smuovono. Affinché sia un incontro positivo, è opportuno che si parta dai loro interessi, che in una scuola come la nostra sono la fotografia, le riprese, i video”. Senza dimenticare – prosegue Toso – che lo stage è una finestra sul mondo reale: può anche capitare di dover realizzare un servizio su un argomento che interessa meno, ma non per questo deve venir meno la qualità e l’impegno”.

Impegno che non è mancato, con orari che andavano ben oltre a quello scolastico, ma non per questo si è superato quel limite che Toso sintetizza con una battuta: “alternanza scuola-lavoro non è sinonimo di nuova forza-lavoro. Deve rimanere un ambito educativo in cui si può sbagliare, purchè ci si impegni al massimo”.

Il rapporto con il committente – il CSV – è stato un altro aspetto formativo importante. Un primo incontro con le responsabili comunicazione del Centro ha consentito di individuare il progetto, obiettivi e media da usare. E se nel corso della settimana il lavoro di “segreteria di produzione” è stato mediato dal docente, non sono mancati i feedback ai ragazzi e nuove domande. Come quella di lavorare ‘in post-produzione’ alcune immagini richieste da due giornali locali, compito imprevisto, ma accolto con soddisfazione.

Ora il lavoro non è finito: c’è da selezionare le foto, montare il girato in pillole di interviste. E molti degli studenti proseguiranno in altri progetti il cui scopo è raccontare il sociale. Per chi è interessato a conoscere i loro lavori, suggeriamo di rimanere connessi con la scuola; attraverso la pagina web dei progetti oppure in facebook con il Presidio scolastico di Libera dedicato a Matteo Toffanin, nato a maggio 2018 fra i banchi di scuola.
La collaborazione tra Valle e il CSV continuerà in vista di Padova Capitale del Volontariato? Sicuramente, il professor Toso ne coglie in pieno la portata innovativa: “e quando verrà il Presidente della Repubblica vogliamo esserci, con i nostri alunni”.

L’auspicio è che altre scuole decidano di coinvolgersi nel percorso Padova2020, come già proposto dal Comune, e che si faccia un lavoro in rete fra più Istituti, dove ognuno cura il proprio ambito. Ricordando una cosa fondamentale: “le reti che funzionano sono quelle fatte prima di tutto da persone, che hanno delle passioni, che si mettono in gioco e a disposizione”.