Il 15 e 16 maggio si è tenuta a Padova, per la prima volta in città e in Veneto, l’assemblea nazionale di Assifero, associazione delle fondazioni e degli enti di erogazione (vedi l’evento qui).

Il Presidente del CSV Padova, Emanuele Alecci, è intervenuto per presentare il percorso di Padova Capitale Europea del Volontariato.

Riportiamo l’intervento completo.

Ho una debolezza di cui a volte mi vergogno.
Sono un appassionato di orologi. Fortunatamente per la mia famiglia sono un appassionato che riesce a controllarsi in ragione delle inevitabili e provvidenziali limitate risorse economiche personali.
Una passione che nasce da quando per la mia prima comunione me ne hanno regalato uno. È un orologio che ancora conservo e talvolta uso. Come conservo l’orologio che mio nonno mi regalato per la licenza superiore di un bellissimo quadrante verde o il vecchio Longines in acciaio che il mio papa si è comprato con il suo primo stipendio di carabiniere nel lontano 1944 quando dava la caccia al bandito Salvatore Giuliano nei boschi e negli anfratti intorno a Montelepre vicino a Palermo.

Mi rilasso a guardare i miei orologi – a pulirli, a lucidarli. Ad aprire le casse per guardare il meccanismo in movimento. Il ticchettio degli orologi da polso mi mette di buon umore. I miei orologi, ma tutti gli orologi vanno coccolati, vanno tenuti lontani da fonti magnetiche e vanno caricati ogni giorno. Per i miei automatici poi, ho una scatola che in maniera automatica appunto, li tiene sempre in carica facendoli girare come se fossero indossati al polso. Pulirli, caricarli, lucidarli perché se no si rischia che si fermino, si inceppano e non funzionano più. Come tutte le cose a cui tieni c’è bisogno di molta cura. E nel volontariato bisogna averne molta.

Era il 23 novembre del 1980. Avevo vent’anni. Alle ore 19.34 e 53 secondi un fortissimo terremoto di ben 90 secondi si abbatte in Campania centrale e la Basilicata. Un devastante terremoto di 6,9 gradi della scala Mercalli e che in quel territorio montano caratterizzato da antichi borghi, molti edifici fatiscenti e senza manutenzione e molti palazzi più recenti ma con evidenti difetti di costruzione…provoca almeno 2914 morti, 8848 feriti e circa 280.000 sfollati. Era il 23 novembre del 1980 e da quel giorno la mia vita è cambiata. Parto dalla mia città Padova per una prima carovana di aiuti organizzata dalla Caritas. Era il 25 novembre. Ci dirigiamo a Teora e a Lioni di S. Angelo dei Lombardi. Una grande confusione. Dolore, freddo, morti. La protezione civile ancora non esisteva. L’Esercito, tantissimo volontariato. Ma veramente tanta confusione. La nostra Diocesi organizza un campo di volontariato a Lioni che durerà 12 mesi.
Ho fatto molti turni quell’anno e ho coordinato il campo dei giovani volontari che appunto si turnavano ogni dieci giorni. Ho conosciuto molte persone …ma due persone in particolare. Don Giovanni Nervo che aveva fondato dieci anni prima la Caritas Italiana e Luciano Tavazza il padre del volontariato moderno italiano. Perché per impegnarsi nel volontariato hai bisogno di testimoni, di persone che riescono a trasmetterti la forza di scegliere. Ed io ho avuto questa fortuna. Una fortuna che mi ha permesso di incontrare tante umanità, tante esperienze, tanti testimoni. E di capire fino in fondo quanto sia importante avere cura
Mi sono impegnato nel Movimento di Volontariato italiano, ne sono stato presidente nazionale per 10 anni, per 15 ho rappresentato il volontariato nel Cnel come vice presidente della Commissione Politiche Sociali e Pubblica Amministrazione.
Oggi in molti mi domandano perché nel volontariato vi sono pochi giovani…ed io rispondo sempre raccontando il mio innamoramento per l’impegno civico trasmessomi da molti testimoni. Nervo e Tavazza erano ai miei occhi due adulti credibili che ti facevano sognare e ti davano la forza e la voglia di sperimentare l’impegno. Come i tanti giovani che tra il 91 e il 2001 si impegnarono per assistere ed aiutare le popolazioni dell’ex Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In quei dieci anni sanguinosi per la nostra Europa. Il campo base degli aiuti umanitari e di tutto quell’impegno culturale di Pace parte proprio da questa città che oggi vi ospita. E Antonio Papisca è stato uno dei grandi protagonisti di questo immenso impegno di pace.
Il volontariato è molto prezioso va curato, va fatto crescere e va protetto.
E questo ci fa riflettere sul nuovo ruolo che il volontariato e il Terzo settore dovrebbero darsi oggi . Che è proprio quello di essere una forza di civilizzazione.
Il compito cruciale è quello di rafforzare, anzi di rivitalizzare, una cultura e una pratica segnate dall’interesse generale, dalla solidarietà, dalla giustizia, dall’equità, della legalità, dall’accoglienza e dall’interculturalità. La battaglia principale si gioca, infatti, sul piano culturale. Sulla cultura diffusa tra i cittadini e nei contesti territoriali. Sulla cultura che guida l’azione delle istituzioni e dei partiti. È in questo lavoro che andranno investite molte piú risorse, riorientando progetti e interventi, modificando le pianificazioni strategiche, ma, soprattutto, avendo presente che parole e valori una volta ricchi di significato oggi non parlano più a una fascia molto ampia di popolazione.
Uno dei problemi principali su cui darsi in fretta da fare, perciò, sarà quello di trovare un nuovo linguaggio e pratiche capaci di dare concretezza a valori e parole. In questa direzione, ci pare che il discorso sui beni comuni – legati, appunto, all’interesse generale e, nel contempo, pensati non sul singolo ma su una collettività – possa essere un forte elemento di rinnovamento dell’approccio, del discorso e dell’azione delle organizzazioni civiche.
Ma, su questo fronte, c’è molto da lavorare. Nello stesso tempo, bisognerebbe rendere più continue e più centrali nella strategia delle organizzazioni quegli approcci e quelle esperienze che non operano (solo) sui singoli o su specifiche categorie di persone, ma che si confrontano con contesti territoriali ampi. Prendersi cura del proprio quartiere, della propria città. Qualcosa che è possibile solo elevando in modo significativo la conoscenza dei propri contesti territoriali così come i saperi e gli strumenti per agire in essi.

Potrei parlarvi a lungo di tutto questo e di molto altro.

Ma in questo breve racconto che vi voglio fare apro un’altra finestra.
Questa emergenza di solidarietà, di senso e di responsabilità la sentiamo e la percepiamo quotidianamente.
Ce ne siamo accorti anche nella nostra città. Una città che ha radici antiche di impegno organizzato, ma che negli ultimi anni è diventata un grande laboratorio di sperimentazione. Mi sono accorto che il livello di conoscenza delle organizzazioni del Terzo Settore provinciale era molto carente.
Per questo ci siamo dotati immediatamente di un sistema di monitoraggio, di studio e di conoscenza molto sofisticato. Questo ci ha portato a fare analisi qualitative molto accurate. E alla vigilia della discussione sulla Riforma del Terzo Settore abbiamo avuto la netta sensazione che il nostro territorio era pronto per un grande salto di qualità. Molti erano i segnali visibili…….. Almeno due fenomeni:

• il rapporto tra organizzazioni civiche e Amministrazione Comunale di Padova cominciava a far emergere innovative sperimentazioni nell’ambito della rigenerazione urbana e nella partecipazione dei cittadini ai beni comuni.
• la sperimentazione di microprogettualità sul territorio di coinvolgimento dei cittadini per divenire protagonisti e attori di risposte ai bisogni del territorio. Percorsi di Caregiver di comunità che hanno fatto emergere la reale possibilità di far rinascere anche in una città media la cultura del borgo o meglio della Solidarietà di borgo. O come direbbe il Censis fare in modo che si avvinino politiche borghizzanti nelle nostre città. E come potete intuire tutto ciò è possibile solo se si trova una intesa tra pubblico e privato. Solo se si riescono a coinvolgere quelli che non se lo aspettano. Se passa una contaminazione tra i soggetti economici e produttivi con la gente , e con le organizzazioni civiche.

Questo germe è presente nei nostri territori, dove non tutto va bene. Dove vi sono anche mille contraddizioni, ma bisogna osare e bisogna essere arditi. Noi abbiamo voluto farlo.
Per questo ci siamo incamminati in questo percorso di candidatura di Padova Capitale Europea del Volontariato. Ci abbiamo lavorato tutto il 2018. Abbiamo coinvolto le associazioni della città ma anche della provincia. Abbiamo convinto i lontani. Il Sindaco è stato il nostro miglior alleato. L’amministrazione si era già dotata anche di un Assessore dedicato al Volontariato.
Un anno straordinario di grande lavoro. Abbiamo lanciato un Festival SOLIDARIA che ha visto migliaia di presenze. Un Festival culturale di grande spessore. Impegno, partecipazione, ispirazione. Più di Una grande festa finale in Prato della Valle una delle Piazze più belle d’Europa con la presenza di tutto il volontariato della Provincia e 30.000 persone che per un’intera giornata hanno festeggiato, parlato, ballato e sorriso a questa bella città.
E questa contaminazione, insieme ai commercianti e alle cooperative, alle associazioni di Volontariato e ai Frati della Basilica di S. Antonio. Con le scuole e con lo sport. Con le tante tantissime organizzazioni culturali della nostra città. E’ stata veramente una esperienze incredibile.
L’obiettivo è sempre stato non di celebrare il volontariato. Ma di approfittare delle occasioni per far emergere le grandi questioni affrontate dal volontariato
Per questo ci siamo impegnati in percorsi per “fare cultura della solidarietà” che significa mettersi in gioco in prima persona accantonando la logica dell’io-tu tipica delle politiche assistenziali che, soprattutto in passato, hanno caratterizzato i modelli di welfare un po’ a tutti i livelli.
Fare cultura della solidarietà significa quindi ideare quegli strumenti teorici e pratici necessari all’edificazione di una società in cui gli individui si riconoscano parte organica di un tutto dotato di senso.
E questo porta a capire per esempio che di fronte al dolore o di fronte alla malattia l’utima parola non è solo della scienza…non è solo dell’esperto. Ma della grande alleanza che l’esperto il tecnico la Pubblica Amministrazione fanno con chi è esperto di vicinanza, di silenzi, di abbracci.

Queste idee ci hanno fatto vincere. Per la prima volta una città italiana è insignita di questo importante riconoscimento. Capitale che negli anni è stata di Barcellona, Londra Lisbona ma mai un’italiana.
Il 5 dicembre 2018 alle ore 19.00 ad AArhus in Danimarca Padova è stata nominata Capitale Europea del Volontariato. 2020

Sogniamo che grazie a questo riconoscimento l’Italia possa inforcare le lenti del volontariato.
Le lenti del volontariato sono di fine cristallo. Ti fanno vedere le cose in maniera diversa.
Noi vogliamo contaminare il Paese di queste lenti. Vogliamo promuovere la cura delle persone, delle organizzazioni della politica. Un pochino come i miei orologi. Ci teniamo molto.

Sono qui questa mattina per chiedervi se qualcuno di voi vuole investire in questa avventura, vuole aiutarci e vuole coinvolgersi.

Queste idee, queste progettualità possono trovare grazie all’opportunità di Padova Capitale l’occasione ideale per approfittare di questa occasione per inserirvi nel nostro progetto e per costruire insieme a noi le riflessioni e le contaminazioni per far si che il 2020 diventi per tutto il Paese un grande momento di riflessione ed azione per rimettere al centro la partecipazione, la contaminazione, i beni comuni …la solidarietà vera.

Non solo sostegno economico ma lavoro e condivisione di percorso.
Forse non riuscirò a regalarvi un orologio di poco valore della mia piccola collezione, ma vi assicuro che leggere tutte le cose con queste lenti che vi sto promettendo è una esperienza straordinaria.