Finalmente si abbattono le case di via Anelli che furono protagoniste di un muro fisico e culturale.
Ma oggi vi è un muro molto più alto e che a differenza di quello che fu eretto in via Anelli c’è ancora.
Ed è il muro che separa i padovani che contano con quelli che non contano o che vivono una profonda solitudine.

L’angosciante solitudine, le morti nel silenzio che continuano a ripetersi nella nostra città, ci interpellano profondamente. Gli occhi del volontariato ci permettono di vedere luoghi e persone che gli altri fanno fatica a vedere. Io li vedo quelli che rovistano sui cassonetti in cerca di cibo. Non serve essere un volontario per accorgersene. E mi domando continuamente cosa posso e possiamo fare. E’ una domanda che ci poniamo in molti…ma sempre in pochi. Solo quando diverrà preoccupazione di tutta la Comunità potremo dirci soddisfatti.

Vi sono poi situazioni di solitudine e di povertà che si fa più fatica a vedere. A meno che appunto non ti doti di strumenti che impongono una scelta. Una scelta difficile, impegnativa ma che ti cambia inevitabilmente la vita e te la rende straordinaria.
Allora alzi il coperchio e vedi gente che vive e dorme in non luoghi senza acqua nè luce. O anziani che non arrivano alla fine del mese. Ti accorgi che le Cucine Popolari ogni giorno danno un pasto caldo a centinaia di indigenti e poveri cristi, che “L’armadio del povero” al Portello ogni settimana distribuisce abbigliamento per chi ne ha bisogno. E poi quel grande reticolo, quel filo invisibile di cittadini impegnati nelle nostre tantissime organizzazioni di volontariato che di giorno e di notte, in silenzio, suppliscono al bisogno di Comunità di tanti che non contano.

Ed è proprio questo bisogno di Comunità che ci troviamo tutti ad affrontare. Che tu sia un imprenditore, un volontario, un commerciante, un impiegato un parlamentare un politico o un Sindaco…..tutti insieme ci troviamo nell’esigenza di decidere.
Siamo sulla soglia tra una società dei pochi che stanno bene e una che è in difficoltà e non conta. Come mettere insieme tutto questo è la grande scommessa che possiamo affrontare e vincere.

Fare in modo che lo straordinario diventi realtà e per far questo bisogna decidere, prendere posizione, uscire dal confine. Uscire dal confine per non essere sconfinati dalle solite forme, dai soliti modi e dalle solite parole. Osare dove pochi hanno avuto il coraggio di fare. E’ da molto che questi pensieri mi accompagnano, ma dopo la grande festa del volontariato di Prato della Valle di domenica 29 settembre dove abbiamo visto migliaia di padovani intenti ad immergersi nei pensieri degli attori della solidarietà, mi convinco che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta e che il salto di qualità è finalmente possibile.

La sfida è trasformarsi in un laboratorio capace di attrarre idee, attivare progetti e avviare processi ed esperienze duraturi nel tempo.
Si tratta di lavorare per dare ai cittadini di Padova una risposta a quei bisogni di legame, valore e senso che sono andati perduti con la crisi del 2008. Ora si tratta di riavviare nei cittadini la consapevolezza che non sono individui ma sono persone al centro di una rete sociale che forma la comunità. Ma anche di avviare un nuovo processo che possa risvegliare il desiderio, quella voglia di impegnarsi anche al di fuori di sé per la creazione e il prendersi cura di qualcosa di più grande, delle idee che poi si possano sviluppare e crescere.

In questa ottica generativa, Padova capitale europea del volontariato rappresenta una fantastica esperienza che potrebbe far fare alla nostra città un salto di qualità importante a livello italiano ed europeo quale esempio vivo di sperimentazione di nuovi legami e nuovi sviluppi.
Una città in cui tutti possano sentirsi inclusi, in cui tutti siano in grado di riconoscere le discriminazioni, le disuguaglianze, le barriere, gli sfruttamenti e tutti agiscano per eliminarli creando alternative a vantaggio di tutta la società.

L’anno della Capitale Europea del Volontariato sarà tutto questo solo se tutti insieme coglieremo questa opportunità in quanto la città avrà la possibilità di diventare luogo di incontro di persone e esperienze, occasione di confronto tra informazioni, conoscenze, esperienze, proposte e visioni, vetrina del volontariato e delle buone pratiche a livello nazionale ed europeo.

Ieri sera Padova era bellissima, piena di giovani piena di persone e turisti che passeggiavano. Una città con dei tesori di inestimabile valore. La Basilica di S. Antonio, il Duomo con il suo Battistero, il Museo Diocesano, La Cappella degli Scrovegni, La Chiesa degli Eremitani….. il Salone. Ogni angolo, ogni scorcio sprizza bellezza. . Sono convinto che ci meriteremo il riconoscimento dell’Unesco per Urbis Picta. E questa sarà un’altra grandissima opportunità per la nostra città. Un riconoscimento per la grande bellezza che la storia ci ha donato. Ma è una bellezza che diverrà piena e completa solo se tutti insieme riusciremo a scrivere un altro pezzo di storia disegnando e attuando la città del futuro: inclusiva, innovativa, solidale e sicura.

Emanuele Alecci – presidente CSV Padova

Intervento pubblicato ne Il Mattino di Padova – 15/10/2019