Il progetto si chiama Scholé ed è stato finanziato con 844 mila euro da Con i Bambini.
Coinvolte due scuole del quartiere e diversi enti partner, tra cui il Csv di Padova.
Obiettivo? Combattere la povertà educativa con “una scuola aperta in orari extrascolastici, che diventa un centro educativo del territorio e un punto di riferimento per le iniziative sociali”

Contrastare la povertà educativa con scuole aperte oltre l’orario della didattica e facendole diventare delle vere e proprie “community school”. È quanto accadrà a Padova e più precisamente nel quartiere Arcella dove ha preso il via in questi giorni il progetto “Scholé” finanziato con 844 mila euro dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Il progetto vede coinvolti diversi partner: Cosep, il Csv di Padova, Equality, Cooperativa il Sestante, TechStation, Domna, TerraCrea, il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e quello di Scienze Statistiche dell’Università di Padova, nonché l’amministrazione comunale. Le protagoniste, però, saranno due scuole del quartiere: gli Istituti Valle (scuola secondaria di 2^grado – circa 600 alunni) e Briosco (scuola secondaria di 1^grado – circa 230 alunni).

“Si tratta di un vero e proprio cambiamento di visione dell’istituzione scolastica – spiegano i responsabili del progetto -: una scuola aperta in orari extrascolastici, che diventa un centro educativo del territorio e un punto di riferimento per le iniziative sociali”.

Secondo l’Indice di povertà educativa (Ipe) elaborato da Save the Children per monitorare quanto le regioni favoriscano, o meno, lo sviluppo educativo dei minori, il Veneto risulta l’ultima delle regioni del nord e soffre di performance in qualche caso molto simili a quelle delle regioni meridionali, con il 68,4% delle classi della scuola primaria senza tempo pieno e l’89,8% nella scuola secondaria di primo grado, spiegano i responsabili del progetto. In Veneto, più della metà dei ragazzi (55%) tra i 6 e i 17 anni non partecipa ad attività culturali, ricreative e sportive; nel 70% delle elementari e nel 90% delle scuole secondarie, il tempo pieno risulta assente, nonostante sia la regione dove il livello di dispersione scolastica si aggiri intorno all’8%, tra i più bassi del Paese. Inoltre, i dati più recenti indicano che i minori in povertà relativa nel Veneto sono il 13%, e che il 7% dei ragazzi abbandonano troppo presto la scuola; oltre 1 su 2 non ha svolto in un anno quattro o più attività culturali ed educative.

Povertà che riguardano anche l’Arcella di Padova, un quartiere relativamente giovane, spiegano i responsabili del progetto.

“Nel Comune ha il tasso di natalità più alto (8,38% rispetto a 7,15% di media) e di mortalità più basso (9,29% rispetto al 12,09%). I giovani che possono aderiscono ad iniziative sportive (in quartiere vi sono alcune società sportive di calcio, pallavolo, pallacanestro, ecc.), altri ragazzi rimangono in casa o in quartiere in piccoli gruppi e talvolta sono oggetto di aggancio da parte di spacciatori – si legge in una nota -. In altri casi sono semplicemente collocati in alcuni piccoli parchi del quartiere o in strade poco frequentate. Lo spaccio di droga rappresenta uno degli elementi di maggior preoccupazione per le famiglie: vi sono alcuni luoghi di forte spaccio (alcuni parchi, e vie) dove spesso avvengono interventi massicci da parte delle forze dell’ordine”.

In questo contesto, il progetto vuole

“affrontare il problema della povertà educativa dei ragazzi dagli 11 ai 17 anni, dalla scuola media fino alla quarta classe superiore – spiega Claudio Gramaglia, coordinatore del progetto -. L’obiettivo è riuscire ad aprire il più possibile dei servizi di supporto ai minori in orari extrascolastici per offrire sostegno educativo in particolare ai minori che ne hanno più bisogno e che visto il periodo di emergenza si possono trovare ulteriormente isolati. Quindi l’idea della scuola aperta al territorio, che offre dei servizi pomeridiani per aggregare i ragazzi del quartiere”. Le fasi preliminari del progetto sono state avviate, continua Gramaglia. Primo obiettivo, quello di fare rete sul territorio. “Stiamo facendo già una serie di azioni di tipo organizzativo per definire tempi e modalità – aggiunge Gramaglia -. Poi ci sono diverse azioni che stanno andando avanti che servono per costruire una rete di collaborazione tra gli enti del quartiere. Stiamo contattando i vari enti, cercando di capire che servizi mancano e come si possono potenziare quelli che ci sono. Ci sono diverse iniziative che diversi enti fanno ma che magari sono poco coordinate tra loro. L’idea è di riunire un po’ tutti attorno a questa sfida della povertà educativa.”

La scuola avrà un ruolo fondamentale nel progetto, diventando polo di aggregazione attraverso la messa a disposizione di spazi, docente specializzato e know how, spiega la nota.

“Secondo il Community school model che il progetto intende adottare, l’istituzione scolastica viene posta al centro della vita di comunità del quartiere e diventa protagonista di un processo di cambiamento”.  Prezioso, inoltre, il contributo del terzo settore. “Il ruolo del terzo settore e del volontariato è molto importante – aggiunge Gramaglia -. C’è il doposcuola per i ragazzi, ci sono diverse attività realizzate tra laboratori e corsi, e c’è anche un servizio di educatori di strada che andremo ad implementare”. Il progetto, della durata di quattro anni, sarà monitorato attentamente durante la sua realizzazione. “Siamo seguiti dal dipartimento di statistica dell’Università di Padova – spiega Gramaglia – perché vogliamo verificare se il progetto ha un impatto e cosa lascia al quartiere, cioè se è riuscito a creare nuovi servizi o rafforzare quelli che già c’erano per dare più opportunità al territorio”.(ga)

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