Stefano Tabò, presidente di CSVnet, associazione che raduna i Centri di Servizio per il volontariato d’Italia, ha portato alla Cerimonia di inaugurazione il saluto di tutto il volontariato italiano e ha lanciato la proposta di istituire il riconoscimento della “Capitale italiana del volontariato”.

Ecco l’intervento completo.

In questa sala, oggi, sono presenti esponenti del volontariato italiano provenienti da ogni regione, a testimoniare il loro effettivo legame. Un’appartenenza comune qui resa visibile e tangibile. Un’identità condivisa che, nutrendosi di valori profondi e sensibilità vitali, innerva le multiformi manifestazioni di solidarietà di cui è ricco il nostro Paese. Una capillare, tenace, talvolta scomoda presenza che – a stare all’immagine che dà volto a questa giornata – contribuisce a ricucire comunità troppe volte lacerate da strappi profondi.
È una presenza pulsante che attraversa l’Italia tutta, autorizzando ad ampliare il perimetro del nostro futuro possibile. Si tratta di assumere prospettive utili ad uscire dalla duratura crisi socio-economica, indotta da un modello di società capace solo di estrarre valore dalle cose e dalle persone e non di rigenerarlo attraverso gratuità, dono, relazione, cultura e bellezza.
Il riconoscimento di Padova quale Capitale europea del volontariato 2020 rappresenta per tutti noi motivo di orgoglio e ci richiama immediatamente a quel radicamento territoriale che, da sempre, induce ad agire nel quotidiano e nella prossimità, naturalmente attratti dai luoghi – ma soprattutto dai volti – più comuni ed apparentemente secondari. Il volontariato è capace di portare i colori e la gioia della festa nella durezza della ferialità.
Padova Capitale ci racconta di una eccellenza che passa attraverso gesti concreti, attenti, intelligenti dei suoi cittadini, delle sue associazioni, delle sue istituzioni. Gesti che si fanno progetti, strumenti, relazioni nell’esercizio di precise responsabilità pubbliche e private.
Padova un’eccellenza, certo, un esempio significativo da riconoscere e a cui guardare ben sapendo però che la cultura e la pratica del volontariato non può essere copiata. La si può solo interpretare, vivere, testimoniare.
È proprio così. Padova, per un anno, diviene riferimento del volontariato italiano in Italia e testimone del volontariato italiano in Europa. Un’opportunità importante, ne siamo convinti, anche quale contribuzione alla casa comune europea.
Padova eccellenza, certo, non eccezione in questa Italia plurale, policentrica, dinamica, solidale. Ne siamo consapevoli. Ne siamo certi.
Registrando i consensi, le attenzioni, le adesioni che Padova Capitale ha avuto il merito di sollecitare, Signor Presidente, siamo convinti che siano maturi i tempi per istituire il titolo di «Capitale italiana del volontariato». Percepiamo un desiderio collettivo di veder riconosciuto l’impegno profuso da amministrazioni locali, volontari e cittadini, enti del terzo settore per costruire comunità coese e resilienti, fondate sulla contribuzione di ciascuno al bene comune.
Sarà un modo per intercettare – nei piccoli così come nei grandi centri – la virtuosa collaborazione tra Comuni e mondo del volontariato, capace di generare pratiche consolidate, efficaci, innovative, coraggiose.
CSVnet, l’associazione che raduna i «Centri di servizio per il volontariato» operanti in Italia da una ventina d’anni, per le suddette ragioni, formalizzerà nei prossimi giorni la proposta del riconoscimento annuale della «Capitale italiana del volontariato», dopo averne approfondito gli aspetti essenziali insieme agli irrinunciabili partnership istituzionali.
Saremmo profondamente onorati di poter contare sull’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.

(foto di Franco Tanel)