Il volontariato che si occupa della gestione delle emergenze e di aspetti sanitari oggi più che mai è in prima linea. A fianco delle grandi organizzazioni, da Croce verde e rossa alla Protezione civile, che stanno lavorando senza sosta con centinaia di volontari ai quali va l’enorme riconoscimento del Csv di Padova, ci sono anche piccole associazioni meno conosciute che sanno ugualmente mettersi a disposizione.

Pronto Conselve è un’associazione nata nel 2012 nella Bassa Padovana che oggi conta 220 volontari operativi. Il fondatore è Lorenzo Zambon, classe 1967, infermiere di professione attivo al Suem di Padova. Dopo esperienze anche in Croce verde ha dato vita a Pronto Conselve per strutturare una risposta nel territorio per il trasporto e l’assistenza sanitaria.

«In questo difficile periodo anche le attività di Pronto Conselve hanno subito un mutamento, non potendo offrire alcuni dei servizi principali che caratterizzano solitamente la nostra quotidianità».

Ma la determinazione e la volontà di poter aiutare hanno consentito all’associazione di essere utile in altro modo: «I volontari sono ora a disposizione di tutta la cittadinanza – spiega il presidente – offrendo un contributo al grandissimo e prezioso lavoro di molti professionisti, infermieri e medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Schiavonia ».

I volontari soccorritori, adeguatamente formati, con un’ambulanza tipo A e un’auto medica dell’associazione, sono infatti presenti all’esterno dell’ospedale Santa madre Teresa di Calcutta per effettuare lo smistamento e l’accompagnamento di tutti coloro che si recano al triage del pronto soccorso per ricevere le adeguate cure di cui necessitano.

«Siamo presenti da domenica 8 marzo, giorno e notte, tutti i giorni sin quando ce ne sarà bisogno. Effettuiamo la prima accoglienza per agevolare il lavoro dei sanitari. Oltre a questo ci siamo messi a disposizione di tutti i sindaci del Conselvano per rispondere ai bisogni delle persone più deboli con piccole commissioni, spese, consegna farmaci e piccole prestazioni infermieristiche in completa sicurezza».
Le richieste sono circa una quindicina ogni giorno e sono in aumento, perché sempre più persone hanno paura a uscire di casa anche per piccole necessità.

Alcuni volontari hanno dato la disponibilità anche per essere di supporto alla casa di riposo di Merlara, nella quale il 90 per cento degli ospiti e gran parte degli operatori è positiva al coronavirus. «Lo facciamo non senza sacrifici, personali ed economici, considerando che per entrare con tutti i dispositivi di protezione necessari per una situazione così a rischio il costo per volontario è di 300 euro al giorno e non abbiamo contributi pubblici. Crediamo però che il nostro compito ora sia quello di essere a disposizione mettendo al centro la persona. Non ci interessano i clamori o la visibilità ma il servizio con un atteggiamento di rispetto e collaborazione. Questo per noi è il volontariato». E noi impariamo.

 

Anna Donegà – pubblicato anche ne La Difesa del Popolo del 29 marzo 2020