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Ad un paio d’anni dal varo del riordino legislative e dalle novità introdotte dalla Riforma del Terzo Settore Enaip Veneto intende promuovere un’occasione di dibattito sullo stato di attuazione della riforma ma soprattutto sul contributo che l’economia civile porta all’economia (PIL) e alla società italiana (BES), focalizzando la propria attenzione sulle nuove figure professionali.
E’ con questo obiettivo che Enaip Veneto sta lavorando in collaborazione con la Fondazione Zancan e con il Forum Terzo Settore del Veneto per la costituzione di un osservatorio sull’economia civile in Veneto e sulle nuove figure professionali che sono protagonisti di un nuovo paradigma di produzione del valore condiviso.

L’Economia Civile rappresenta un modello di sviluppo inclusivo, partecipato e sostenibile che discende da una tradizione di pensiero economico sviluppatasi in Italia nel Settecento, ma che affonda le sue radici nell’Umanesimo del XV secolo. Questo insieme di principi e valori è tornato prepotentemente d’attualità con la crisi economica, ispirando quotidianamente dibattiti e comportamenti. L’Economia Civile rimette il bene comune e la persona al centro della vita economia delle imprese, in contrasto con le idee dominanti di stampo liberista.

Aderire a un modello di Economia Civile significa scegliere comportamenti virtuosi nell’interesse della comunità come del proprio: i vantaggi ambientali, sociali, economici e relazionali si riverberano sulla reputazione dell’azienda, sulla sua capacità di mobilitare abilità ed entusiasmi, sulla sua redditività e sulla sua solidità economica.

Secondo l’economia civile, l’impresa non è una macchina economica che – rispondendo alle leggi del mercato – deve semplicemente massimizzare l’utile privato, ma un vero e proprio organismo civile, che occupa un ruolo di primo piano nella comunità e ha nei suoi confronti responsabilità economiche, culturali e sociali.

L’economia civile auspica un bilanciamento, un rinnovato sguardo sul fare impresa che porti a trasformare il lavoro da semplice mezzo di profitto a fine. Questa è la strada per garantire alla persona uno sviluppo completo, il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali, socio-relazionali ed esistenziali e all’azienda una crescita armonica e al riparo dalle crisi di periodo.

Come ci ricordano gli amici di Quinto Ampliamento: “Le parole chiave dell’Economia civile sono:

Reciprocità. È la caratteristica fondante dell’universo concettuale dell’Economia civile. Ogni azione viene compiuta nell’ambito di una relazione tra soggetti non per la pretesa della ricompensa che ne deriva, ma perché generata dall’aspettativa. Questo scambio è alla base del pluralismo e permette alla società di garantirsi un futuro.

Comunità. Nell’Economia civile, l’impresa è un soggetto che riscopre il proprio ruolo all’interno della comunità e si afferma come protagonista della crescita e del progresso della comunità stessa. L’impresa, insomma, diventa una fonte di bene non solo materiale, ma anche culturale e sociale.

Bene comune. È l’obiettivo cui tende l’intera società secondo l’Economia civile. Non si tratta della semplice somma dei livelli di benessere raggiunti dai singoli (il bene totale dell’economia capitalista), ma dell’insieme delle condizioni di vita dell’intera società, che favoriscono il benessere e il progresso umano di tutti i cittadini. Per questo, l’olivettiana fabbrica di beni provò a trasformarsi in una fabbrica di bene.

Cultura di impresa. I fini e gli obiettivi dell’Economia civile non possono essere perseguiti se non attraverso una profonda analisi e riflessione sul significato di fare impresa. Sono le imprese stesse, e gli uomini che danno loro vita e le guidano, a dover divenire consapevoli del proprio ruolo. Una rinnovata cultura d’impresa che sia coscienza d’impresa e delle proprie responsabilità sociali, civili, economiche e culturali.

 

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